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Li indicarono come pedofili, ma ora è assoluzione piena per i coniugi Covezzi di Massa Finalese

da | Dic 4, 2014 | In Primo Piano, Finale Emilia | 0 commenti

Ci sono voluti 16 anni, e una quantità indescrivibile di dolore e umiliazione per riconoscere  la completa innocenza dei coniugi Lorena e Delfino Covezzi, lui operaio e lei maestra d’asilo di Massa Finalese, che vennero accusati e processati con la più infamante delle teorie: quella di aver usato violenza sui loro quattro figli, che sono stati tolti  loro anni fa e che non hanno mai rivisto. E che il papà non rivedrà mai: è morto di dolore nel frattempo.

Ieri a Roma si è concluso il lunghissimo iter giudiziario con una limpida sentenza della Corte di cassazione: assoluzione piena.

Cade così un altro tassello del teorema che voleva che nella Bassa negli anni Novanta ci fosse un terribile giro di sfruttamento dei bambini, a suon di violenze sessuali e  messe nere durante le quali sarebbero stati torturati e uccisi i figlioletti delle famiglie povere, sottratti da scuola con la complicità delle maestre e dei genitori, mentre un prete officiava, un fotografo faceva riprese per rivendere i filmini e i cadaveri venivano portati al fiume per essere buttati in acqua, come si legge nella ricostruzione del settimanale cattolico Tempi. Fatti i quali già una sentenza della Cassazione ha stabilito fossero il frutto della fantasia dei bambini.

Furono tante le persone  coinvolte all’epoca, come spiega bene questa risposta a una interrogazione parlamentare:Sulle confessioni fatte agli psicologi e agli assistenti sociali (da alcuni bambini) vengono incardinati quattro processi: nel primo anno sono coinvolte due famiglie e 6 persone; nel secondo, un anno dopo, agli abusi si aggiungono messe nere, cimiteri e sacrifici umani e vengono coinvolte un totale di 17 persone e allontanati da esse i relativi figli; nel terzo vengono chiamati in causa i coniugi Lorena e Delfino Covezzi per non aver protetto i quattro figli dagli altrui abusi, perdendone l’affidamento. Dopo i colloqui con la psicologa, questi denunciano di essere stati abusati dal padre, presente e consenziente la madre e coinvolgono gli zii materni ed il nonno materno; nel quarto le accuse dei quattro fratellini si allargano ad altre persone, anche di Mantova.   

 Questa lunga inchiesta ha fatto registrare un’incidenza elevatissima di danni collaterali che, oltre alle immense sofferenze ingiustamente addossate alle persone risultate innocenti, comprendono il suicidio di una madre a cui hanno tolto la figlia che, dopo aver inutilmente urlato la sua innocenza, si è gettata dalla finestra; la morte d’infarto di Don Govoni (riconosciuto innocente solo post mortem) e del fotografo ingiustamente accusato di fare le riprese dei misfatti pedofili per la produzione del materiale da immettere nel mercato pedopornografico; l’allontanamento di un impressionante numero di bambini che non rivedranno mai più i loro genitori naturali; il coinvolgimento di innocenti che solo dopo processi in Cassazione vedranno riconosciuta la loro estraneità ai fatti e ripristinata parte della loro credibilità sociale“.

Ieri, come riporta Il Resto del Carlino, per i coniugi Covezzi l’ultima sentenza della Cassazione ha scritto l’epilogo di questa storia almeno dal punto di vista giudiziario.

 

Leggi la ricostruzione dei fatti di Tempi “Il processo infernale dei satanisti pedofili”: clicca qui

Il vice sindaco del Comune di Finale Emilia, Daniele Monari, commenta l’assoluzione arrivata in Corte di Cassazione, che ha messo definitivamente la parola fine sull’amara vicenda giudiziaria che ha coinvolto i coniugi finalesi Lorena e Delfino Covezzi, stroncato da un infarto nell’agosto 2013.

“È una soddisfazione, piena però di amarezza, – dichiara Monari  – quella che accompagna la notizia della definitiva assoluzione da parte della Corte di Cassazione, dei signori Covezzi, nostri concittadini, ingiustamente accusati per tanti anni di reati infamanti. Il nostro Paese e tutta la sua comunità ha sempre creduto nella loro innocenza, nonostante il travaglio giudiziario che hanno dovuto subire in tutti questi anni. Come amministrazione non possiamo che rallegrarci per la conclusione di questa vicenda triste e assurda. Rimane comunque l’amarezza per il fatto che siano stati necessari 16 anni per giungere all’assoluzione definitiva e per i danni irreparabili causati a una famiglia per bene. Di sicuro è una vicenda che dovrà far riflettere molte persone”.