Ridevano sul terremoto, lo sdegno della Protezione civile

da | Gen 30, 2015 | In Primo Piano, Approfondimenti, Ultime news | 0 commenti

“Si ride sui terremoti, le iene aprono le fauci in attesa di carogne con cui sfamarsi. E le carogne in questo caso sono i capannoni sotto cui sono morti lavoratori e imprenditori, le case che hanno ucciso le famiglie o quelle che hanno sepolto sotto le loro macerie tutti i ricordi e le cose di una vita.
In Emilia come a L’Aquila e in chissà in quanti altri casi, la disgrazia altrui fa ridere, mette di buon umore, odora di soldi facili”. E’ durissimo l’editoriale comparso sul Giornale della Protezione Civile, a commento della notizia delle intercettazioni in cui  si è rivelato che mentre la gente moriva a Mirandola sotto ai capannoni, c’era chi rideva pensando agli affari (leggi l’articolo e ascolta l’intercettazione).

Così, chi in quei giorni scavava tra le macerie o prestava soccorso ha preso carta e penna, e riversato tutto il suo sdegno.

Intendiamoci: dove c’è distruzione occorre la ricostruzione – si legge sul sito –  Ma ci si aspetterebbe una ricostruzione rispettosa, solidale, consapevole che chi si trova ad acquistare nuovi immobili, siano essi enti pubblici, privati cittadini o imprese, non lo fa per scelta ma perché è stato colpito da una catastrofe, è rimasto senza mezzi, ha perso gli affetti, i punti di riferimento, il proprio lavoro, la propria città.

E invece si ride: “È caduto un capannone a Mirandola” si sfrega le mani un “signore” ora agli arresti, “eh eh, allora lavoriamo là.. ” gli fa eco un compare, “ah sì, cominciamo facciamo il giro…” lo esorta il primo.
Sono stralci di una telefonata fra imprenditori intercettata nell’ambito di un’inchiesta della Direzione Distrettuale antimafia: la conversazione  è delle 13.29 del 29 maggio 2012: alle 9,03 di quella mattina una violenta scossa di Ml 5,8 uccide 20 persone, rade al suolo Cavezzo, e fa danni incalcolabili a Mirandola, Concordia sulla Secchia, Novi di Modena, Finale Emilia, San Felice sul Panaro, Medolla, Camposanto, e poi anche a San Prospero, San Possidonio, Sant’Agostino, Bondeno, Cento, Poggio Renatico e Vigarano Mainarda, Crevalcore e Pieve di Cento  a Reggiolo. Una scossa distruttiva, ancor più della prima del 20 maggio, sebbene di magnitudo inferiore. Eppure si ride e si pensa al portafoglio gonfio.

Almeno fino a ieri, quando l’inchiesta della DDA, denominata ‘Aemilia’,  porta a  117 ordinanze di misure cautelari, di cui 87 in carcere, per indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione, reimpiego di capitali di illecita provenienza, riciclaggio, usura, emissione di fatture per operazioni inesistenti, trasferimento fraudolento di valori, porto e detenzione illegali di armi da fuoco, danneggiamento e altri reati, aggravati dal metodo mafioso.
Fra questi anche i due protagonisti della conversazione, che forse ieri mattina ridevano un po’ meno”.

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