“Ecco come la mafia sfruttava i lavoratori nella ricostruzione”. Al processo Aemilia testimoniano i sindacalisti

da | Apr 15, 2017 | In Primo Piano, Finale Emilia, San Felice sul Panaro | 0 commenti

Al Processo Aemila in corso a Reggio Emilia, nella giornata di martedì 18 aprile 2017, dedicata alle testimonianze indicate dalle Parti civili, oltre a rappresentanti di diverse istituzioni, deporrà Luigi Giove, attuale segretario generale della Cgil Emilia Romagna, anche nella veste di ex segretario generale della Fillea Cgil (edili) regionale, insieme ad alcuni dirigenti delle due Camere del Lavoro territoriali di Reggio Emilia e Modena e a un esperto dell’Università di Milano Bicocca.

Giovedì 13, intanto, ha già testimoniato Remo Perboni, dirigente della Cisl Modena. Il sindacalista, che è di Concordia,  ha ripercorso nella sua testimonianza i rapporti con i Bianchini di San Felice sul Panaro, e con i vertici della società Safi, su cui si sta indagando in un filone parallelo del processo Aemilia. Furono questi ultimi, secondo le accuse, a occuparsi della tanto discussa pratica per far riammettere la Bianchini nella white list e quindi farla di nuovo tornare al lavoro. Una situazione che il sindacalista ha valutato come anomala.

Non è l’unica. Il processo Aemilia sta disegnando una realtà del mondo del lavoro davvero a tinte fosche per quanto riguarda gli appalti della ricostruzione post terremoto d’Emilia gestiti dalle imprese sospettate di collusione mafiosa. A partire dai sistemi di reclutamento, su cui secondo le accuse metteva mano la ‘ndrangheta, passando per la gestione degli stipendi (con tanto di trattenute senza motivo da parte dei boss) passando per la tenuta dell’ordine a suon di minacce sui cantieri della Bassa.

“Siamo in una fase del processo Aemilia molto importante – valuta la Cigil –  Le ultime udienze sono state dedicate ad affrontare il tema del lavoro; gli episodi di caporalato e sfruttamento dei lavoratori emersi dall’indagine hanno messo in evidenza situazioni drammatiche e fino a poco tempo fa inimmaginabili in questa regione.

Le testimonianze dei dirigenti sindacali della Cgil, spiegano ancora i sindacalisti in una nota, “avranno l’obiettivo di ribadire le ragioni per le quali le organizzazioni sindacali si sono costituite Parti civili in questo importante processo di mafia e di argomentare il danno ad esse prodotto – diritti violati dei lavoratori, riduzione di capacità di rappresentanza delle OO.SS., danno morale e democratico – dalla penetrazione della cosca ‘ndranghetista nel tessuto economico e sociale dell’Emilia Romagna”.