Il boss Bolognino: “I Bianchini sapevano con chi avevano a che fare”

da | Mag 10, 2017 | In Primo Piano, Finale Emilia, San Felice sul Panaro | 0 commenti

“I Bianchini sapevano con chi avevano a che fare”. E’ quello che ha sostanzialmente raccontato ieri in aula al processo Aemilia sulle infiltrazioni mafiose nella ricostruzione Michele Bolognino, il pregiudicato considerato uno dei principali boss della ‘ndrangheta emiliana. Al processo in corso a Reggio Emilia martedì 9 maggio è cominciato l’esame degli imputati e Bolognino, in collegamento video dal carcere de L’Aquila dove è rinchiuso in regime di 41 bis, ha ricostruito i suoi rapporti con gli imprenditori sanfeliciani Bianchini. Questi ultimi, ha detto Bolognino, “Sapevano delle mie condanne per ‘ndrangheta fin dal 2012”.

Lo stralcio dell’interrogatorio di Bolognino sui Bianchini

Bianchini, come lo conosce Augusto Bianchini e come si sono svolti gli affari con Bianchini
Bolognino: Lo conosco all’ufficio di Pino Giglio a fine 2011, lo conosco la prima volta con Giglio Giulio e il geometra L., doveva fare un lavoro al cimitero di Finale Emilia. L. mi aveva chiamato e ho conosciuto il signor Bianchini.
PM: viene fatto questo lavoro?
Bolognino: No, viene ripreso dopo il terremoto
PM: e ci racconti come si sono svolti questi rapporti, cosa le ha chiesto Bianchini, cosa è successo dopo il terremoto?
Bolognino: Dovevo fare questo lavoro, si discuteva dei prezzi, la prima volta l’ho conosciuto con Giglio Giulio e poi c’era anche Giuseppe, doveva fare questi lavori, pure a Parma, c’era da mettere il ferro e il calcestruzzo, lavori mai fatti… devo rispondere al capo 53 o al terremoto, se mi fa le domande
PM: vorrei sapere ha presentato altre persone ad esempio D. a Bianchini
Bolognino: Non è che l’ha presentato, lui vendeva il ferro, aveva una fabbrichetta a Brescello… si sono visti al capannone da me o a Parma… non ricordo adesso
PM: chi eravate?
Bolognino: Non ricordo, se mi sono visto io con Bianchini o se ho parlato con D… mi sono visto per il fatto di ferro
PM: lei ha detto parlo prima con Bianchini e poi parlo con D. e poi incontro D. con Bianchini sul cantiere a Parma
Bolognino: Può essere, non ricordo. Bianchini, il geometra del ferro, del Consorzio Italia… non mi ricordo, può essere pure. D. forniva il ferro a tante persone
PM: va in porto?
Bolognino: No, il lavoro non l’ho fatto più io a Iren di Parma.
PM: poi c’è il terremoto
Bolognino:A maggio dopo il terremoto Bianchini mi chiama dicendo che avevo 8/9 carpentieri, io li avevo, a Montecchio ho il capannone, gli uffici. I carpentieri che ho mandato erano operai che lavoravano con me. Mi ha detto che non potevo prendere il lavoro con l’azienda e gli ho mandato gli operai a Bianchini
PM: cosa vuol dire che li ha mandati?
Bolognino: 12/13 persone dei miei operai
PM: viene Bianchini mi dice a me “Michele le persone le devo assumere io”
Bolognino:Io non potevo prenderle, le ha assunte Bianchini. Non poteva avere il lavoro in subappalto, non lo so…
PM: Bianchini sapeva la sua precedente storia
Bolognino: Bianchini conosce la mia storia processuale a settembre ottobre, dopo che avevo mandato gli operai. La mia storia… hanno fatto controlli, sono uscito su internet, c’è una relazione del Prefetto che dice che sono stato condannato… la mia società risultava con l’antimafia
PM: lei sa che all’epoca l’antimafia era all’acqua di rose. Le chiedo, Bianchini e o la moglie sapevano della sua vicenda, che era stato condannato per ‘ndrangheta
Bolognino: No, conosce la situazione nell’ottobre 2012
PM: la risposta è sì da ottobre 2012
Bolognino: Non è vero che Giglio mi presenta come un ‘ndranghetista

Michele Bolognino ha negato in aula che possa essere considerato il capo della ‘ndragheta emiliana. Sostiene che dopo aver scontato la condanna al 416 bis per la sua appartenenza al clan Megna sia salito al Nord per cambiare vita, e che tutti i viaggi fatti in questi anni a Cutro non fossero altro che visite senza alcun fine criminale. Anche se per l’accusa venivano fatti per mantenere “i rapporti con la “casa madre di Cutro”, e con Nicolino Grande Aracri, in funzione di aggiornamento sulle attività in corso e di messa a disposizione di denaro, anche della stessa cosca reinvestito in Emilia”, come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare.
Il lavoro in edilizia lo porta a conoscere i Bianchini di San Felice presentati dall’imprenditore Giulio Giglio. Dopo il terremoto inizia la collaborazione in cantiere, con il boss che – racconta – su richiesta di Bianchini gli fornisce gli operai da far lavorare a Mirandola e San Felice. Gli operai, secondo le accuse, venivano pagati metà in busta paga e metà in nero con un giro di fatture false, provocando così un grosso vantaggio competitivo all’azienda.

I Bianchini ieri in aula erano presenti, ci si aspettava che venissero ascoltati. L’udienza però è slittata, saranno sentiti probabilmente domani per capire come smonteranno le accuse messe sul piatto.

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Si ringrazia il gruppo Agende Rosse per la trascrizione del Processo Aemilia