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Ritrovato un dipinto perduto della scuola dei Pico di Mirandola

da | Ott 18, 2017 | In Primo Piano, Mirandola | 0 commenti

Un nuovo tassello per il recupero del patrimonio artistico mirandolese è stato dato dall’identificazione di un dipinto di scuola fiamminga attualmente conservato alla Galleria Sabauda di Torino.

L’identificazione si deve a Simonetta Calzolari, studiosa della Bassa modenese. “Gli studi sul collezionismo dei Pico stagnavano da decenni” ha raccontato la Calzolari. Le pubblicazioni degli ultimi trent’anni erano ferme ai dipinti mitologici e ai ritratti dinastici ora conservati al palazzo ducale di Mantova, poi il Gruppo Studi Bassa Modenese pubblicò un volume dedicato alle collezioni d’arte che i Pico avevano creato nel corso del ‘600 nel castello di Mirandola, in cui “finalmente si portavano notizie nuove sulle opere lì conservate e ora disperse: ho avuto l’intuizione di svolgere alcune ricerche in cui volevo accertare se fosse possibile identificare qualche dipinto ancora esistente. C’è voluto del tempo ma ho ritrovato due dipinti, uno del veronese Claudio Ridolfi (1570ca-1644) di cui attualmente si ignora l’ubicazione e un secondo del fiammingo Gillis van Valckenborch (1570-1622)  “Il passaggio del Mar Rosso” ora alla Sabauda”.

Il ritrovamento è avvenuto seguendo le vicissitudini dei dipinti dopo che furono venduti dall’ultimo discendente di casa Pico Francesco Maria agli inizi del ‘700, immessi sul mercato e acquistati da vari acquirenti, spesso importanti collezionisti dell’epoca. “Un piccolo gruppo di dipinti dei Pico fu acquisito da Eugenio di Savoia, il fatto che alcuni quadri fossero stati acquistati da lui – prosegue la studiosa – mi ha messo sulla strada giusta per identificare quello del Valckenborch. Per ritrovare un quadro disperso da secoli servono molto intuito, pazienza e un pò di fortuna e per certi versi può assomigliare al lavoro di un investigatore”.

Simonetta Calzolari ha pubblicato due volumi dedicati alle bellezze architettoniche e artistiche della Bassa modenese ed uno sulle antiche targhe devozionali.