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La gang dello spray, ovvero la “Bling ring” della Bassa

da | Ago 5, 2019 | In Primo Piano, San Prospero, Bomporto | 0 commenti

SAN PROSPERO, BOMPORTO – Nel giro di un pomeriggio di inizio agosto San Prospero e Bomporto sono finiti sulle prime pagine dei giornali per l’arresto di tre dei sei giovani ritenuti responsabili della strage nella discoteca di Corinaldo, nelle Marche, lo scorso 8 dicembre. Si tratta di Ugo Di Puorto, 19 anni di San Prospero, Andrea Cavallari, 20 anni di Bomporto, Moez Akari, 22 anni residente a Castelnuovo Rangone, Raffaele Mormone, 19 anni di San Cesario sul Panaro, Badr Amouiyah, 19 anni residente a San Prospero e Sohuibab Haddada, 21 anni residente a Bomporto. Agli arresti anche Andrea Balugani, 65 anni di Castelfranco Emilia, il gestore del “Compro oro” che ricettava la refurtiva. Per gli inquirenti una “organizzazione per delinquere dedita a rapine e furti” con “un tenore di vita abbastanza alto, dovuto anche alle attività delittuose”.

Secondo quanto ha riferito il capo della procura di Ancona, Monica Garulli, nel corso della conferenza stampa di sabato, i giovani “svolgevano prevalentemente lavori saltuari o non lavoravano” e “avevano un tenore di vita abbastanza alto, dovuto anche alle attività delittuose”. Inoltre, “quasi tutti hanno precedenti specifici, alcuni anche per furti con strappo” e “sono stati già arrestati da altre autorità giudiziarie”.

Dalle carte degli inquirenti e dalle intercettazioni emergono particolari inquietanti come il fatto che i giovani fossero estremamente organizzati nel pianificare e mettere in atto i colpi per il gusto di apparire e fare soldi facilmente. Una sorta di “Ring bling” della Bassa. Molti ricorderanno l’omonimo film di Sofia Coppola, ispirato ad una vicenda realmente accaduta, che raccontava le vicende di un gruppo di giovani dediti a rubare soprattutto nelle case di noti personaggi americani. Furono soprannominati proprio “Bling ring”, ovvero “banda dello sfarzo”.

Proprio come la banda dello spray della Bassa. Secondo i Carabinieri, si trattava di “un vero e proprio sodalizio criminale” che agiva soprattutto nelle discoteche del Centro e Nord Italia privilegiando gli eventi musicali “che prevedevano l’esibizione di artisti di musica “trap” e, di conseguenza, una maggiore affluenza di pubblico giovanile”.

Inoltre, agivano secondo una modalità consolidata. Alcuni avevano il compito di distrarre la vittima mentre ballava spingendola; altri strappavano velocemente le collane e, in alcuni casi, anche bracciali e/o orologi, approfittando della momentanea distrazione. Altri ancora nascondevano immediatamente la refurtiva, persino in bocca, nelle scarpe, nelle parti intime o all’esterno del locale.

Sono le intercettazioni a fornire elementi che fanno capire come i giovani erano organizzati e senza scrupoli al punto che la sera della strage di Corinaldo incontrano in una stazione di servizio il trapper Sfera Ebbasta ed uno di loro, senza sapere di essere intercettato, confessa che avrebbe voluto derubare anche il cantante: “La collana quella con la chitarra fra, Badr lì se non era stato per i morti te lo giuro… gliela faceva, lo guardava in un modo”.

‘Sbirri figli di p…’, scrive Ugo Di Puorto su Fb dove campeggia la scritta Acab. Una frase che dà l’idea della “filosofia di vita” di questi giovani che ambivano ad uno stile di vita ben diverso da quello reale.

Così la Bassa ancora una volta viene sconvolta da un fatto di cronaca e due comunità come quelle di San Prospero e Bomporto si interrogano su come tutto ciò sia stato possibile.

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