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Orrore a Mirandola: due anni di sevizie e pestaggi, finiti con il brutale stupro

da | Set 18, 2019 | In Primo Piano, Mirandola | 0 commenti

MIRANDOLA – E’ difficile da comprendere cosa ci sia dietro quello che è accaduto a Mirandola. Una storia orribile che ha sconvolto la città: quanto emerge dalle indagini sullo stupro dell’uomo di Mirandola di 38 anni denunciato il 3 settembre scorso lascia interdetti.

Per quel crimine è stato arrestato dalla Polizia per lesioni gravi, violenza sessuale e maltrattamenti un suo coetaneo, un imbianchino di origini napoletane classe 1980 che ha una piccola impresa edile attiva a Mirandola. La vittima lavorava e viveva con lui in un casolare sulla Statale.

Il rapporto tra i due non aveva alcuna accezione di tipo sentimentale, hanno spiegato gli inquirenti illustrando come entrambi avessero avuto in passato una famiglia.
Vivevano vicino da due anni nel casolare a due piani dell’imbianchino, quando il 38enne, che era in un momento di particolare fragilità, era caduto nella rete dell’aguzzino che gli ha offerto casa a e lavoro. Presto il rapporto era sfociato in altro, in qualcosa di molto simile alla messa in schiavitù.
Le botte e le torture erano all’ordine del giorno, le violenze e le prevaricazioni non terminavano mai, tanto che non era raro vedere il 38enne andare al lavoro dolorante e zoppicante assieme al principale: in ospedale i medici gli hanno trovato anche vecchie fratture. Il criminale aveva posto l’uomo in uno stato tale di sudditanza psicologica che lo faceva lavorare senza dargli lo stipendio: centellinava i soldi per la spesa, i vestiti, l’alcol e le sigarette.

Cosa sia successo la notte del 3 settembre non si sa. Si sa che è stato lo stesso aguzzino a portare il 38enne in ospedale, in fin di vita. La vittima era letteralmente devastata per lo stupro che, secondo quanto si apprende, sarebbe avvenuto con un oggetto. Gli inquirenti temevano che non ce l’avrebbe fatta, che avrebbero dovuto lavorare solo su quelle bugie che il 38enne aveva detto per difendere, ancora una volta, il suo aguzzino: “Mi ha aggredito uno sconosciuto in un parco”, aveva detto in ospedale.

Poi il coma. Tre interventi chirurgici per provare a rimetterlo in sesto. Al risveglio grazie all’infaticabile lavoro di sanitari,piscologi e poliziotti che hanno raccolto diverse testimonianze il mirandolese e ha trovato il coraggio di denunciare la verità. E per il suo aguzzino si sono aperte le porte del carcere.