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Stupro a Mirandola, non fu aggressione nel parco

da | Set 17, 2019 | In Primo Piano, Mirandola, Cronaca | 0 commenti

MIRANDOLA – Clamorosa svolta nelle indagini sullo stupro subito da un 38enne di Mirandola nei giorni scorsi. La Polizia di Stato ha arrestato il datore di lavoro dell’uomo, un imbianchino di origini napoletane suo coetaneo, con l’accusa di lesioni personali gravissime, maltrattamenti e violenza sessuale.

Dopo due settimane di indagini, la Polizia ha ricostruito l’inquietante vicenda. L’uomo, un 38enne residente a Mirandola, avrebbe instaurato con la vittima – ora fuori pericolo – un rapporto di sottomissione. Ne gestiva il denaro, lo controllava e abusava di lui in maniera sistematica.

Gli inquirenti sono riusciti a risalire all’uomo grazie alle testimonianze di amici e conoscenti che hanno permesso di ricostruire la situazione fino all’aggressione del 3 settembre scorso. Sarebbe stato proprio l’aguzzino ad aver accompagnato la vittima al Pronto Soccorso fornendo, però, una falsa versione dei fatti poi smentita dalle indagini della Polizia.

La vittima ha subito diversi interventi chirurgici ed è fuori dal coma farmacologico, ma le sue condizioni migliorano lentamente.

Il comunicato della Questura di Modena:

Nelle prime ore di questa mattina, personale della Squadra Mobile e del Commissariato di P.S. di Mirandola ha proceduto all’arresto di un cittadino italiano di 38 anni, ritenuto responsabile di una aggressione avvenuta il 3 settembre scorso a Mirandola nei confronti di un 37enne, a seguito della quale la vittima, risvegliatasi dal coma farmacologico alcuni giorni fa, era stata ricoverata presso l’Ospedale di Carpi in prognosi riservata per le lesioni gravissime cagionategli in quella circostanza.

Esclusa l’ipotesi di una aggressione avvenuta a Ferrara ad opera di ignoti, come aveva inizialmente affermato la stessa vittima, prima di entrare in coma, gli agenti, grazie ad una serrata e approfondita attività di indagine, sono riusciti a restringere il quadro investigativo attorno alla cerchia di amici e conoscenti, fino ad individuare il reo nella persona del datore di lavoro, nonché affittuario dell’immobile, ove risiede il 37enne.

Gli inquirenti hanno ricostruito un quadro di comportamenti violenti, aggressivi ed intimidatori, risalenti ad almeno due anni orsono, subiti dalla vittima, la quale versava in una situazione di piena soggezione e completa dipendenza, anche materiale, nei confronti del suo aguzzino, capace addirittura di gestirne le risorse economiche; di fatto, il 37enne viveva in uno stato di paura di ripercussioni e del verificarsi di azioni violente commesse dall’indagato senza alcun reale motivo, se non quello di dare sfogo alle proprie frustrazioni o istinti brutali.

La vittima, una volta risvegliatasi dal coma farmacologico, grazie alla sensibilità e alla bravura degli agenti, che sono riusciti a guadagnarsi la sua fiducia, ha avuto il coraggio di confidarsi e raccontare non solo quanto accaduto il 3 settembre, ma anche le aggressioni e i maltrattamenti subiti negli ultimi anni, confermando il risultato delle indagini.

Lesioni gravissime, maltrattamenti e violenza sessuale sono i capi di imputazione contestati nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Modena.

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