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Diamanti, a Mirandola il cahiers de doleance dei truffati. L’avvocata Vescovini: “Più di 2 mila vittime nel modenese”

da | Ott 17, 2019 | Mirandola, Cavezzo | 0 commenti

MIRANDOLA,  CAVEZZO E DINTORNI – Sono circa 2.500 le persone, nella nostra provincia, che sono caduti nella rete della truffa dei diamanti: le pietre preziose sono state vendute a prezzi fino a quattro volte più grandi delle valutazioni, e quando il gioco è finito sono rimaste col cerino in mano. Una fregatura per investimenti da 7 mila a 400 mila euro a persona.
Uno dei casi eclatanti avvenuto qui nella Bassa riguardava, ad esempio, una coppia di ultraottantenni che aveva venduto una casa. In banca gli hanno consigliato di spendere tutto il ricavato in diamanti, in un investimento a sette anni. Oggi hanno in mano delle pietre che valgono il 20-25% di quanto spesero.

Se ne è discusso martedì sera all’incontro di educazione finanziaria organizzato a Mirandola dall’associazione Cavezzo Viva e patrocinato dal Ministero Economia e Finanze e Comune di Mirandola.
Tante le persone arrivate ad ascoltare l’avvocata di Motta di Cavezzo Letizia Vescovini e l’analista finanziario cavezzese Enrico Malverti. Soprattutto i truffati, che hanno portato le loro storie dolorose essendosi fidati degli impiegati bancari di riferimento che proponevano i diamanti come un buon investimento. “Ma non lo era – spiega l’avvocata Vescovini – funzionava fino a quando c’era qualcun altro che acquistava a quel prezzo. Ma le inchieste giornalistiche del Sole 24 Ore e di Milena Gabanelli hanno svelato quello che accadeva, e il sistema è andato in crisi rivelandosi per quello che è”.

A Mirandola è stato fatto il punto su quanto si sta muovendo dal punto di vista legale. Si lavora sul fronte del tribunale falimentare per restituire i diamanti a chi, invece di portarli a casa, li aveva depositati presso la società, poi fallita, che li aveva in custodia. E mentre procede l’iter legale dell’antitrust, con il ricorso al Consiglio di Stato sulla sentenza del Tar, sul fronte penale è stato disposto il rinvio a giudizio con un provvedimento sostanzioso che individua responsabilità rilevanti (andranno a processo più di 80 persone)  negli istituti di credito Banco Bpm, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Banca Aletti.

“Sono tanti i risparmiatori che ancora non hanno giustizia – commenta la Vescovini – le banche vendevano pietre a un prezzo non di gioielleria, ma caricato di oneri non esplicitati. Il sistema stava in piedi perchè si autonutriva, dava tranquillità e sicurezza  – a parole. Si prometteva alto rendimento, finchè ha funzionato qualcuno comprava a prezzo sopravvalutato, ma quando è crollato, si è visto che la pietra valeva il 25%. Le persone hanno hanno perso fino a tre quarti del proprio denaro. Hanno pietre deprezzate, soprattutto qui tra Modena e Reggio c’è eccedenza e se vai al gioielliere a vendere i tuoi diamanti non riesci a realizzare nemmeno il 20% di quanto hai speso”.

Le banche vendevano in gran quantità diamanti perchè, ricorda la Vescovini, la “percentuale di guadagno, le commissioni per le banche erano tra il 18 e 20%. Nessun altro prodotto fa guadagnare così tanto”.

Una volta scoperta la magagna le banche coinvolte hanno agito in modo diverso. “Intesa  e Unicredit stanno seguendo procedure per il rimborso, ridanno integralmente il valore delle pietre. Bpm, invece, che ha venduto  gran parte dei diamanti a livello nazionale sta tentennando, sta portando avanti un trattativa logorante partendo dal 20% poi piano piano si sale. A mio giudizio una politica corretta da parte della banca dovrebbe prevedere modalità di ristorno chiare. Dai bond argentini in poi, tutte le banche qualche pasticcio lo hanno commesso: fa la differenza come si comporta coi problemi, se aiuta a risolvere oppure no.

Avvocata, cosa consiglia a chi ancora attende  il rimborso? “Se non si ha necessita di recuperarei contanti, non accettare le transazioni che vengono proposte al ribasso. Bisogna recuperare il più possibile dalle banche”.
E in generale? “La conoscenza è indubbiamente la miglior difesa contro le truffe finanziarie ed è indispensabile per scelte di investimento consapevoli che soddisfino le nostre esigenze e non quelle di budget altrui, come nella vicenda dei diamanti”