Lo Stato tassa gli aiuti ai terremotati d’Emilia

da | Ago 27, 2014 | In Primo Piano, Cavezzo, Ricostruzione | 0 commenti

Da Cavezzo a Milano c’è molta rabbia per quel che accaduto con la donazione per la creazione di un polo scolastico dopo il terremoto del 2012, possibile  grazie alla sottoscrizione dei lettori del Corriere della Sera e del Tg La7 che hanno voluto realizzare  aule, laboratori, palestra, sala riunioni, un learning garden, l’orto didattico e un piccolo parco. Tra poco ci sarà l’inaugurazione, ma c’è poco da festeggiare.

Sì, c’è rabbia. Rabbia perchè i 3 milioni di euro raccolti per permettere di realizzare il magnifico progetto di Renzo Piano e degli architetti della sua fondazione, affidato allo studio Carlo Ratti di Torino lo Stato chiede dei soldi. “Un esoso esattore. Ciò che resta dei fondi se li prende lui. Per aver realizzato un polo scolastico con i soldi dei lettori, dobbiamo pagare una tassa – si legge sul sito del Corriere della Sera –  Una tassa sulla generosità prevista con l’Iva: trecentomila euro. Mentre si prepara la riforma del non profit, nessuno pensa a rimuovere un balzello che pesa sulla beneficenza: oggi in Italia lo deve pagare l’azienda che decide di ristrutturare a sue spese un padiglione d’ospedale e l’associazione che regala un’ambulanza al pronto soccorso. Un’assurdità”.

Perchè il balzello di 300 mila euro sulla pelle dei terremotati e la generosità degli italiani?Il meccanismo è perverso:  “L’Iva, per chi compra o vende, è un obbligo di legge. L’imposta sul valore aggiunto si paga al 22 per cento, ma quando si realizzano opere di valore sociale come le scuole si ottiene uno sconto fino al 10 per cento. In sede di bilancio non è un problema: si tratta di una partita di giro. Chi la carica sulla merce acquistata può scaricarla su quella venduta. Per noi (e certamente per altri benefattori) invece è un extra: non abbiamo partite di giro, si paga e basta. Sono i paradossi della nostra disciplina fiscale – si legge ancora sul Corriere – invece di essere agevolato, chi fa del bene viene spesso ostacolato. Non serve una doccia gelata qui: basterebbe un emendamento del governo o del parlamento per annullare un’assurda gabella, restituendola ai terremotati di Cavezzo, ai sindaci impegnati nella ricostruzione, alle insegnanti e ai bambini del polo scolastico. Sarebbe un atto di buon senso e l’inizio di una fattiva collaborazione tra privati e istituzioni, in caso di disastri e calamità. Ma nessuno ci ha pensato”.

Così, mentre  tanti politici quest’estate si mettono in mostra buttandosi addosso secchiate di acqua fredda, noi terremotati abbiamo ora l’ennesima doccia gelata.