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Tra Mirandola, Finale e San Felice maxi sequestro a imprenditore edile in odor di mafia

da | Giu 15, 2017 | In Primo Piano, Mirandola, Finale Emilia, San Felice sul Panaro | 0 commenti

Tra Mirandola, Finale e San Felice maxi sequestro a imprenditore edile in odor di mafia. Si tratta di un’operazione della Guardia di Finanza di Bologna che ha posto i sigilli su un enorme patrimonio immobiliare (si parla di quasi un milione e mezzo di euro) che secondo le accuse un imprenditore edile di origine campana (iniziali D.G.) avrebbe accumulato per la sua affiliazione a “pregiudicati e ad esponenti contigui alla criminalità organizzata campana e calabrese”.

Nello specifico su ordine del Tribunale di Modena sono stati sequestrati una villa, cinque appartamenti, sette autorimesse, un fabbricato industriale, tre partecipazioni sociali, rapporti bancari. Gli immobili sono tutti a Mirandola, Finale Emilia, San Felice sul Panaro e Crevalcore. 

Il sequestro è stato eseguito dal G.I.C.O. (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) del Nucleo di Polizia Tributaria di Bologna, costituisce l’epilogo di complesse indagini di polizia economico-finanziaria, condotte ai sensi del “Codice Antimafia” su delega della Procura della Repubblica di Modena, nella persona del Sostituto Procuratore Claudia Ferretti. Tutto è nato da un confronto tra la dichiarazione de redditi dell’imprensitore e le sue proprietà. era tutto sproporzionato. E, secondo le accuse, si ha a che fare con una “abituale dedizione del prevenuto alla commissione di condotte illecite e, quindi, alla sua manifesta pericolosità sociale”. In particolare, l’uomo, “la cui attività imprenditoriale, fin dagli anni ‘90, si è caratterizzata per l’elusione della normativa tributaria», è apparso – precisa il Giudice della Prevenzione nel provvedimento di oggi – «proclìve dal 1994 alla commissione di attività delittuose nel settore economico-finanziario, con particolare riferimento a evasioni fiscali e fatturazioni per operazioni in esistenti”

L’imprenditore è giudicato “attualmente socialmente pericoloso” sia per aver commesso reiterati e sistematici delitti in ambito economico-finanziario, sia per la sua vicinanza a clan camorristici (Moccia, Schiavone e Casalesi) e a cosche della ‘Ndrangheta (Piromalli e Fortugno)'”.
   Tra le società colpite dall’ordinanza, conclude la nota, “anche una Srl già destinataria, nel mese di marzo 2015, di un provvedimento di rigetto della domanda d’iscrizione nelle cosiddette. White List emesso dalla Prefettura di Modena, proprio per la presenza di situazioni relative a tentativi di infiltrazione mafiosa”.